Mafia sulle Elezioni di Niscemi: arrestato l'ex Sindaco La Rosa

In manette altre 8 persone.

Dall'alba è in corso una operazione della Dda di Caltanissetta che ha indagato sul "patto politico mafioso siglato nel 2012 che avrebbe inquinato l'amministrazione comunale per cinque anni con Francesco La Rosa sindaco". Mentre la misura meno afflittiva dei domiciliari è stata disposta, oltre che per La Rosa, pure per due uomini del suo entourage oltre che per un ex consigliere comunale. Non sono, invece, oggetto dell'inchiesta le ultime consultazioni comunali che hanno visto, al ballottaggio di domenica scorsa, La Rosa sconfitto da Massimiliano Valentino Conti che ha ottenuto il 58,65% dei voti. Entrambi erano sostenuti da liste civiche. "Il fatto che i due boss di cosa nostra, Giugno e Barberi, e i cognati di quest'ultimo abbiano avuto a cuore - spiegano gli inquirenti - la candidatura nonche' l'elezione a consigliere comunale di Attardi nonche' l'elezione a sindaco La Rosa Francesco non poteva non ritenersi finalizzata ad un progetto di infiltrazione mafiosa nelle rappresentanze istituzionali che si accingevano ad essere elette al Comune".

Le indagini dei poliziotti della squadra mobile "hanno permesso di accertare che appartenenti all'organizzazione criminale mafiosa Cosa nostra di Niscemi e di Gela si incontravano in aperta campagna per discutere degli accordi politico-mafiosi", dicono gli inquirenti. A Niscemi, con Giancarlo Giugno, c'e' una forte presenza mafiosa e si tratta di un territorio ad altissima densita' mafiosa, per il legame esistente anche con Cosa nostra di Gela. Un dato che emerge dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune, il 18 luglio 1992, dopo la sindacatura di Paolo Rizzo, cognato del boss Giancarlo Giugno.

È stato il risultato del ballottaggio a decretare la fine della carriera politica di Francesco La Rosa a Niscemi, in Sicilia, ma sarebbe stata la mafia a garantire la prima elezione dell'ormai ex sindaco. Alle amministrative del 2012, avrebbe mostrato interesse anche il boss di Gela Alessandro Barberi, all'epoca reggente di Cosa nostra e rappresentante provinciale.

In cambio dei voti, sostiene la polizia di Stato, ci sarebbe stato il versamento di soldi, la promessa di assunzioni nelle società di Giuseppe Attardi, padre del candidato Calogero, la possibilità della acquisizione di lavori in comune, grazie a turbativa delle relative gare, l'acquisizione di commesse e lavori.

L'ex sindaco di Niscemi, Francesco La Rosa è ancora presente nel Comune come consigliere.


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