Banche Venete, i punti fermi di Intesa Sanpaolo

Qualcuno ha spesso giustificato la crisi del sistema bancario italiano, o almeno di una parte, affermando che anche negli Stati Uniti sono fallite le banche.

Nel frattempo, dopo l'approvazione e l'entrata in vigore del decreto approvato dal governo, la Banca d'Italia, ha confermato l'avvenuta cessione di una parte delle attività a Intesa Sanpaolo. Nel silenzio pressoché totale della politica e di chi doveva "accorgersi prima" del disastro che si profilava all'orizzonte. Come precisa la nota diffusa da Intesa, è previsto "un ulteriore contributo pubblico cash a copertura degli oneri di integrazione e razionalizzazione connessi all'acquisizione, che riguardano tra gli altri la chiusura di circa 600 filiali e l'applicazione del Fondo di Solidarietà in relazione all'uscita, su base volontaria, di circa 3.900 persone del gruppo risultante dall'acquisizione, nonché altre misure a salvaguardia dei posti di lavoro, quali il ricorso alla mobilità territoriale e iniziative di formazione per la riqualificazione delle persone", spiega il comunicato.

Al netto di questa spinosa questione, il piano di Intesa è stato bene accolto. Gli investitori anche internazionali appaiono sollevati da una operazione che toglie incertezza sul sistema bancario italiano, con costi molto limitati per gli investitori che avrebbero invece dovuto pagare se si fosse applicato il bail in sui bond delle due banche, spiega un gestore.

"Banca Intermobiliare di Investimenti e Gestioni S.p.A., che è non stata acquisita da Intesa Sanpaolo, continua la sua operatività in maniera ordinata, assicurando la continuità dei rapporti in essere con la clientela". In sostanza, integrando le attività delle due banche venete, l'acquirente si ritroverà ad avere un rapporto fra capitale proprio e attività della banca più basso di quello attuale, e avrà bisogno di capitale aggiuntivo per ritornare alla soglia regolamentare (12,8% di Cet 1).

Il provvedimento di dicembre a cui fa riferimento Padoan è il decreto legge n. 237 del 2016, noto anche come "salva banche", che aveva stanziato risorse - finanziate col debito pubblico (art. 27) - per 20 miliardi di euro (art. 24).

"Chi sostiene che il decreto per il salvataggio delle banche venete sia un regalo ai banchieri fa cattiva propaganda", dice il premier Paolo Gentiloni. Mediobanca Securities, secondo cui Intesa "sta facendo una grande operazione dal punto di vista finanziario" e per cui non vede alcun rischio di diluizione del Cet1 e nessuna necessità di tagliare i dividendi, ha alzato il target price sull'istituto da 2,6 a 2,75 euro. Avrebbe creato disagi tra i correntisti, i depositanti e i risparmiatori che hanno investito in obbligazioni di quelle banche.

Prima di tutto le cifre, visto che si sta pur sempre parlando di soldi. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, dopo anni di temporeggiamenti da parte di amministratori delle banche e dello Stato, è stata il pronunciamento della Banca centrale europea, che venerdì scorso le ha dichiarate in dissesto.

I clienti non subiscono alcuna conseguenza da questo passaggio: gli uffici e gli sportelli della banca saranno regolarmente aperti e pienamente funzionanti; tutte le operazioni bancarie potranno essere effettuate senza variazioni, ma sotto la responsabilità di Intesa Sanpaolo.


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