Previsioni Ue: deficit Italia 2,2%, crescita Pil 0,9% nel 2017

Sul fonte del debito, la Commissione prevede per il 2017 un livello più alto rispetto a quanto stimato da Fmi, governo italiano e Ocse: 133,1% del Pil contro rispettivamente 132,8%, 132,5% e 132,7%. Invariata la stima relativa all'anno prossimo con il Pil a +1,8%; nel 2016 è dell'1,8%. In "leggero deterioramento" il deficit strutturale.

Confermate anche le previsioni di deficit pubblico in calo al 2,2% nel 2017 rispetto al PIL dopo il 2,4% del 2016, ma atteso in leggera risalita nel 2018, al 2,3%. Nel nostro Paese continua una "modesta ripresa", rileva la Commissione Ue, che lascia invariate le stime di crescita invernali: +0,9% nel 2016 e 2017, e +1,1% nel 2018. Guardando al Vecchio continente in generale, invece, "l'economia europea è entrata ormai nel quinto anno di una ripresa che sta ora interessando tutti gli Stati membri dell'Ue e che dovrebbe proseguire a un ritmo per lo più regolare quest'anno e l'anno prossimo".

Il rapporto disavanzo pubblico/Pil e il rapporto debito lordo/Pil dovrebbero entrambi ridursi nel 2017 e nel 2018, sia nella zona euro che nell'Ue. Nell'Unione Europea a 28, la ratio deficit-PIL dovrebbe scendere dal 1,7% dello scorso anno, al 1,6% di questo e al 1,5% del prossimo.

Nel 2018 il Pil crescera' dell'1,1% grazie al rafforzamento delle esportazioni, alla crescita degli investimenti e dei consumi privati, sostenuti anche da moderati aumenti dei salari.

Sull'inflazione, le Previsioni segnalano il "significativo rialzo" degli ultimi mesi, dovuto soprattutto all'aumento del prezzo del petrolio. Per l'Italia il dato resta invece fermo allo 0,9%, che è superiore allo 0,8% stimato dal Fondo monetario, ma inferiore all'1,1% inserito dal governo nel Def. "L'incertezza politica e il lento adeguamento nel settore bancario - scrive Bruxelles - rappresentano rischi negativi per le prospettive di crescita". Ma l'inflazione core, che esclude i prezzi volatili di energia e alimentari, è rimasta relativamente stabile e sostanzialmente al di sotto del target di lungo termine.

L'Italia sul fronte della crescita economica si conferma purtroppo fanalino di coda in Europa. Secondo la Commissione, inoltre, l'inflazione in Italia crescerà all'1,5% nel 2017 dopo il dato negativo del 2016 (-0,1%), ma resterà debole, con un leggero calo all'1,3% nel 2018.

"Le previsioni di oggi dimostrano che la crescita nell'Unione europea si sta rafforzando e la disoccupazione continua a diminuire - ha dichiarato il vice presidente Valdis Dombrovskis - Tuttavia il quadro è molto diverso da Paese a Paese, con performance migliori nei Paesi che hanno realizzato riforme strutturali più ambiziose". "La Commissione europea si felicita del fatto che la maggior parte delle misure di bilancio" prese dall'Italia "mirano a ridurre la pressione fiscale", ha detto il commissario agli Affari economici Moscovici, che ha citato in particolare "l'estensione dello 'split payment' per le aziende pubbliche e le grandi imprese, che dovrebbe permettere di colmare le lacune importanti nel pagamento dell'Iva in Italia". Nella zona euro dovrebbe scendere al 9,4% nel 2017 e all'8,9% nel 2018, toccando il livello più basso dall'inizio del 2009, grazie all'aumento della domanda interna, alle riforme strutturali e ad altre politiche governative in alcuni paesi che incoraggiano la creazione di numerosi posti di lavoro.


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