Juve-Monaco, Allegri: "Niente è ancora deciso, non facciamo scherzi"

Chiellini parla così del Triplete, obiettivo per certi versi tacito della Juventus: "Il segreto di ogni grande squadra è pensare di partita in partita, il nostro obiettivo ora è arrivare a Cardiff".

Il Triplete è una parola magica per la Juve, anche se nello spogliatoio bianconero la prudenza e la scaramanzia regnano.

Questa finale ha un sapore diverso rispetto a due anni quando eri assente? I numeri contano relativamente - ha proseguito Chiellini - quest'anno abbiamo giocato con tantissimi moduli. Mbappé e Falcao formano un duo che garantisce qualità, gioventù ed esperienza, sono diversi ma complementari. Al momento siamo solo in finale di Coppa Italia ma non abbiamo fatto nulla.

" Dani Alves è un matto, vive la sua vita a 300 all'ora in grande allegria". Paulo è il più taciturno, è un ragazzo abbastanza riservato ma già l'anno scorso aveva negli occhi il suo obiettivo.

A margine della conferenza stampa alla vigilia della partita di Champions League contro il Monaco, l'allenatore della Juventus Massimiliano Allegri ha commentato la sfida che attende i bianconeri domenica sera in casa della Roma. "Poi fa giocare la squadra, tiene palla, è un giocatore molto completo tra i primi tre numeri 9 al mondo". No, perché abbiamo perso. C'è voglia di tutti di tornarci, poi una volta arrivati penseremo a vincere.

Vicina la finale e vicino lo scudetto. Alla fine il 2015 non ci aspettavamo di arrivare lì dopo il percorso che avevamo avuto, dopo un girone passato quasi per il rotto della cuffia, avevamo avuto un'escalation importante ma pochi o nessuno si aspettava di essere a Berlino, un po' troppo rispetto si è visto in quella partita. Attenzione alle trappole. Incontriamo una squadra molto forte, dobbiamo affrontarla come se fosse una finale e dunque come se si partisse da 0-0. Credo che siamo pronti e ci arriviamo nel miglior modo possibile. Infine i complimenti ad Allegri: "I risultati dipendono dalla testa della società e a seguire, si parte dal vertice perché in cinque/dieci anni non vincono i giocatori ma la dirigenza e l'allentore".


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