Festival di Cannes 2017: Netflix fa scontrare Almodovar e Will Smith

Le piattaforme digitali in sé sono principio giusto e positivo ma questo non dovrebbe sostituire la forma esistente come la sala cinematografica e non dovrebbe alterare le abitudini degli spettatori. Per esprimere meglio il concetto Pedro Almodovar si è preparato anche gli appunti, da leggere alla stampa al festival di Cannes, dove è presidente di giuria della selezione ufficiale. Vanno al cinema due volte la settimana e scaricano i film da Netflix.

Negli ultimi giorni sono sorte alcune polemiche tra il Festival di Cannes e Netflix a causa di alcuni film che partecipano al concorso i cui diritti appartengono a Netflix.

A Cannes, Netflix produce due film americani molto attesi, "The Meyerowitz Stories (New And Selected)" - di Noah Baumbach, con Adam Sandler, Dustin Hoffman ed Emma Thompson - e "Okja" - del coreano Bong Joon Ho con Tilda Swinton - entrambi in lizza per la Palma d'Oro.

I due film in gara sono prodotti da Netflix per la piattaforma web e il colosso dello streaming, almeno fino alla vigilia, ha dichiarato di non voler cambiare idea e di mettere sul mercato (francese) della distribuzione i suoi film, anche perché la legislazione francese prevede un periodo di tre anni dopo l'uscita nelle sale prima di rendere un film disponibile su una piattaforma, mentre Netflix ha una politica opposta: uscita online contemporanea alla loro eventuale uscita in sala. Secondo Almodovar, la soluzione è questa: "Le nuove piattaforme devono accettare le regole attuali del gioco, l'unica strada per sopravvivere. Mi auguro in questa avventura, con la giuria eclettica al mio fianco (Paolo Sorrentino, Jessica Chastain, Maren Ade, Fan Bingbing, Park Chan Wook, Agnes Jaoui, Will Smith e Gabriel Yared) di essere testimoni di quella sensazione, quasi un miracolo, che ti capita in sala quando vedi film come "La Dolce Vita" e "Apocalypse Now", i primi esempi di Palme d'Oro che mi vengono in mente". Stando al suo modo di ragionare, per entrare nell'immagine e nella storia, gli spettatori devono farsi più piccoli. La questione, a quanto pare, è tutt'altro che chiusa. Assurdo. A aggravare la dichiarazione è stata l'aria spocchiosa del regista spagnolo, tipica di chi sale in cattedra per impartire una lezione. Non so cosa accade nelle altre case ma nella mia l'arrivo di Netflix non ha avuto nessun effetto: sono due tipi di fruizione diverse, quando vogliono sentirsi umili di fronte a certe immagini vanno al cinema, altre volte le vedono sul piccolo schermo. "Netiflix, a casa mia, non ha fatto altro che ingrandire l'offerta, ha permesso ai miei figli di vedere film che altrimenti non avrebbero mai visto e li ha messi in contatto con tutto un mondo underground di storie che si trovano a 8000 chilometri da loro". Questo non significa che non sia aperto o non celebri le nuove opportunità tecnologiche ma finchè vivo lotterò dalla parte della capacità ipnotica del grande schermo.


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