Venezuela, crisi sempre più violenta, Osa chiede riunione emergenza

Dopo aver visto i manifestanti che si sono riversati nelle strade e che sono colpiti mortalmente e arrestati dalla Guardia Nazionale e dai Colectivos (milizia armata organizzata pagata dal governo come abbiamo già detto nel precedente articolo), dopo 19 anni di parole, il Vaticano pone dei punti da rispettare per aprire un dialogo con il governo bolivariano del Venezuela.

Dal canto suo, il presidente venezualano ha accusato l'opposizione di essere responsabile di tutte le morti di queste settimane che, a sua avviso, sarebbero 29.

Il vescovo di Caracas dice che il Vaticano non permetterà più di essere preso in giro ancora dal governo di Maduro. Mentre a Caracas si susseguono le mobilitazioni di piazza dell'opposizione, nelle capitali latinoamericane la diplomazia sta lavorando ad un'ipotesi di uscita dall'impasse, che vedrebbe papa Francesco al centro dell'iniziativa. Il Paese è stritolato da una pesante crisi economico-alimentare.

I rappresentanti di Argentina, Barbados, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Stati Uniti, Honduras, Giamaica, Guatemala, Messico, Panama, Paraguay, Perù e Uruguay hanno inviato una nota in tale senso al presidente di turno del Consiglio, il boliviano Diego Pary.

Per la sospensione del Venezuela sono necessari i voti di due terzi delle 34 nazioni che fanno parte dell'assemblea generale dell'Osa.

In teoria il mandato presidenziale di Maduro scade alla fine del 2018, ma nessuno crede più che a tempo debito ci saranno nuovo elezioni, dopo che sono state annullate quelle per i governatori regionali e, soprattutto, dopo che è stato proibito il referendum che avrebbe potuto destituire legalmente Maduro.


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