Trump si congratula con Erdogan e lascia l'Europa perplessa

Il trionfalismo con cui Erdogan ha salutato la sua striminzita vittoria non può dunque nascondere una elementare verità: la Turchia è una nazione profondamente divisa e il consenso del regime è meno granitico di quel che si vorrebbe far credere. E di essere anche pronto a un altro voto referendario sulla reintroduzione della pena di morte in Turchia, misura eliminata nel 2004 proprio in virtù di un auspicato ingresso del Paese del Paese euroasiatico in Europa. Gli osservatori europei sono convinti che i due opposti fronti politici che si sono sfidati al referendum non hanno goduto di "uguali opportunità" per lo svolgimento delle rispettive campagne elettorali, con i sostenitori del "sì" che a differenza di quelli del "no" hanno fatto largo uso di fondi statali.

Infine, il portavoce del dipartimento di Stato ha incoraggiato "entrambe le parti", maggioranza e opposizione, "a lavorare insieme per il futuro della Turchia ed a mantenere un significativo dialogo politico: le democrazie guadagnano forza attraverso il rispetto di differenti punti di vista, specialmente su temi difficili".

Gli osservatori dell " Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa hanno condannato la decisione della Commissione elettorale turca di ammettere le schede non timbrate che "ha minato le garanzie contro le frodi" ed hanno certificato che il referendum "non è stato all'altezza degli standard internazionali". "Le voci di irregolarità sono sforzi inutili di oscurare i risultati", ha detto il premier turco, Binali Yildirim, citato dalla Cnn turca, parlando ad Ankara al gruppo parlamentare del suo Akp.

Quattro presunti scafisti fermati per sbarco a Pozzallo
Dopo le operazioni sanitarie di rito, i migranti erano stati trasferiti presso l'hotspot per le operazioni di pre-identificazione. Il viaggio che i migranti effettuano prima di arrivare in Libia è molto duro e non tutti riescono a superarlo.

I dati del voto indicano che a sostenere la riforma presidenzialista di Erdogan siano stati i turchi emigrati all'estero e le zone rurali del paese, mentre le maggiori città del paese come Ankara e Istanbul si sono espresse contro le modifiche costituzionali.

I turchi d'Europa avevano, ancor più dei loro connazionali, gli strumenti culturali e di vita vissuta per comprendere che la scelta al referendum era tra sistema democratico e sistema dittatoriale. Oltre alla modifica delle funzioni del Presidente, che diventa sia Capo dello Stato che del Governo accentrando così alcune competenze che prima erano separate, come nominare e rimuovere dall'incarico i ministri e il vicepresidente, e avocando a sé altre che erano proprie del Parlamento, come il diritto di emettere "decreti esecutivi", la riforma prevede anche che gli elementi che di solito sono gli strumenti per imporre una dittatura, come la proclamazione e l'estensione temporale dello "stato di emergenza" è ora oggetto di approvazione parlamentare (cosa che sarebbe stata di difficile attuazione pertanto durante il recente tentato golpe del luglio scorso), e, caratteristica non molto "dittatoriale", i decreti emessi dal Presidente durante lo stato di emergenza dovranno, straordinariamente, essere approvati dal Parlamento.

Ufficialmente infatti il referendum si è concluso con un milione circa di voti a favore dei Sì ai pieni poteri, poteri totali, di Erdogan. "Non vedremo o ascolteremo i rapporti che preparate con motivazioni politiche", ha detto Erdogan. "Questi risultati avvieranno un nuovo processo per il nostro Paese". "E invece poi hanno accettato buste non vidimate". Ci rivolgiamo all'opinione pubblica democratica, all'Ue e al governo italiano perché fermino questi pericolosi sviluppi in Turchia che rappresentano anche un pericolo per l'intera regione.


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