Referendum Turchia, l'opposizione chiede l'annullamento del risultato

La vittoria del No innescherebbe un periodo di profonda instabilità, mentre la vittoria del Sì renderebbe istituzionale il sistema autoritario del presidente Erdogan.

Domenica prossima la Turchia decide cosa vuole diventare.

Secondo i dati diffusi nella notte dall'agenzia Anadolu e rilanciati dalla tedesca Dpa, in Germania, dove risiede la più grande comunità turca all'estero (1,4 milioni gli aventi diritto), il 63,1% degli elettori ha detto 'sì' alla riforma costituzionale che assegna ampi poteri al presidente dopo che per settimane Erdogan ha ripetuto paragoni con il "nazismo", accusando a Berlino di essere "complice dei terroristi".

Il nuovo sistema non ha esempi paralleli nel mondo moderno. Fra poco avremo perciò un presidente che in Turchia comanda il governo, è capo di stato, può sciogliere le camere e minacciare della pena di morte tutti i suoi oppositori.

Ridimensionato il ruolo di controllo dell'assemblea parlamententare su governo e presidente, l'attività viene limitata alla possibilità di richiedere informazioni, indire riunioni per discutere delle azioni dell'esecutivo e del capo dello Stato, sollecitare delle risposte da parte dei singoli ministri su temi specifici con domande poste per iscritto.

In entrambi i casi, ci sarà una crisi. Merak Aksener, leader nazionalista, ha dal canto suo parlato di dati di scrutinio parziali e manipolati. Un 'Sì' rinvierebbe solamente la resa dei conti. "Anzi, la Turchia potrebbe votare in un referendum la sospensione dei colloqui, se necessario". Un neonazionalismo che Erdogan ha creato ad arte, mischiando componente etnica, consapevolezza religiosa e una nostalgia per un passato romanzato. Il secolarismo imposto da Mustafa Kemal era stato a discapito delle forze e dei gruppi religiosi, quei gruppi religiosi che dopo essere stati vessati e oppressi per anni avevano ritrovato coraggio e ambizione in Erbakan prima negli Anni 70, e nel suo successore, Recep Tayyip Erdogan. Sarà importante, per tutte queste questioni, aspettare i risultati officiali della stessa YSK, oltre che i rapporti degli osservatori elettorali OSCE. Ma la commissione ha già fatto sapere che quelle schede sono valide.

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Ma il risultato è meno pulito di quello che sembra. La metà dei turchi non si riconosce in lui. La colpa è stata immediatamente affibbiata a militanti curdi, alcuni dei quali sono stati subito arrestati. I social media, l'unica arena rimasta per esporre critiche e verità, sono strettamente monitorati. Mentre nella provincia di Diyarbakir, sempre nel sud-est, si è verificata una sparatoria all'esterno di un seggio con un bollettino finale di due morti ed un ferito ed una dinamica ancora da chiarire.

Sono 18 gli emendamenti modificati in base all'esito del referendum.

Il presidente, finora apartitico, avrebbe finalmente il consenso di condurre il suo partito, anche mentre ricopre la carica di presidente del paese. Prevista, infine, l'eliminazione delle corti e deii giudici militari, con il numero dei membri della Corte costituzionale che, di conseguenza, si riduce a 15.

Ma vi sono anche delle piccole gemme nascoste nella proposta costituzionale.

L'emendamento darebbe al consiglio poteri da pubblico ministero su questi istituti, il che significa che il presidente potrà avere ampia autorità anche sulla società civile. Un calcolo rapido ci permette di capire che Erdogan potrebbe rimanere al potere in Turchia per altri 14.


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