Pena di morte, calano i casi ma spaventa la Cina

Amnesty International ha potuto accertare, sulla base di fonti pubbliche cinesi, che tra il 2014 e il 2016 sono state eseguite almeno 931 condanne a morte, solo 85 delle quali sono riportate nel registro. È questo ciò che emerge da una ricerca pubblicata insieme al rapporto annuale di Amnesty International sulla pena di morte. Mentre in Vietnam e Malesia le esecuzioni sono state superiori a quanto si pensasse. Per la prima volta dal 2006, gli Usa non sono nella lista dei primi cinque Paesi al mondo per numero di esecuzioni.

Secondo Amnesty, centinaia di casi di pena di morte non sono presenti nel registro giudiziario online, pubblicizzato fin dal principio come un "passo avanti decisivo verso l'apertura" e regolarmente citato come prova che il sistema giudiziario cinese non ha nulla da nascondere. Con l'eccezione del 2012, quando è rimasto uguale, il numero delle esecuzioni continua a diminuire di anno in anno dal 2009. L'80 per cento delle esecuzioni ha avuto luogo in due soli Stati: Georgia e Texas. Numeri che fotografano parziali certezze: come afferma la stessa organizzazione, sono troppi i contesti dove sull'uso della pena di morte vige il segreto o quelli in cui non è possibile raccogliere informazioni perché ci sono restrizioni governative o conflitti in corso. L'esito di questi ricorsi potrebbe però produrre un nuovo picco di esecuzioni, a partire dall'Arkansas che, per il mese di aprile, ne ha previste sette in 10 giorni.

Come ben illustra il report sono tanti in temi connessi alla pena capitale: ad esempio, quello dei condannati a morte che erano minorenni al momento del giudizio e che tuttora restano nei bracci della morte in molti paesi o la condanna e messa a morte di persone con disabilità mentali o intellettive. Dopo la Cina, il secondo Paese più 'sanguinario' al mondo è l'Iran con 567 esecuzioni, seguito dall'Arabia Saudita (154), dall'Iraq (88) e dal Pakistan (87). Sono assenti anche numerosi casi relativi a "reati di terrorismo".

L'anno scorso solo cinque Stati negli Usa hanno eseguito condanne a morte: Alabama (2), Florida (1), Georgia (9), Missouri (1) e Texas (7). Nel dicembre 2016 la Corte suprema del popolo ha riconosciuto l'errore giudiziario in uno dei casi più noti, l'esecuzione di Nie Shubin, messo a morte 21 anni prima all'età di 20 anni.


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