Palermo: richiesto processo per 14 attivisti M5S per firme false

Nuti, sospeso dal M5S, aveva presentato con altri 'portavoce' grillini, un esposto alla Procura di Palermo e all'Ordine degli avvocati, in cui si accusava Ugo Forello, di avere orientato le dichiarazioni rese della super testimone dell'inchiesta sulle firme false, Claudia La Rocca, indagata e autosospesa, "millantando" rapporti con la Procura.

La Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio di 14 indagati coinvolti nell'inchiesta sulle firme false depositate dal Movimento 5 stelle.

Sono coinvolti i deputati nazionali del M5S, Riccardo Nuti, Claudia Mannino e Giulia Di Vita e altre 11 persone.

La storia risale al 2012 ed è quella sollevata dalla trasmissione Le Iene: sottoscrizioni elettorali a sostegno dell'allora candidato sindaco M5S Riccardo Nuti ricopiate per ovviare a un banale errore relativo a una data di nascita.

I fatti contestati risalgono al 2012 quando i pentastellati, dopo essersi accorti che per un errore le firme raccolte per la presentazione della lista fossero inutilizzabili, avrebbero deciso di ricopiare le sottoscrizioni ricevute, correggendo così il vizio di forma.

In stretto rapporto con Scarpello ci fu l'ex attivista grillino nonché avvocato Francesco Menallo, responsabile della consegna fisica delle firme false al pubblico ufficiale che avrebbe dovuto autenticarle. Infatti, il tredicesimo indagato è proprio il cancelliere del tribunale Giovanni Scarpello: per lui l'accusa è di avere dichiarato il falso affermando che erano state apposte in sua presenza firme che invece gli sarebbero state consegnate dai 5 Stelle.

"Ci è chiaro il tentativo di levarci politicamente di mezzo per avere campo libero, attraverso una montatura ben organizzata che, salvo ripensamento del gup i magistrati avranno modo di smascherare nel processo penale". Nel frattempo sono stati sospesi dal M5S.

Nuti, Mannino e Busalacchi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere ai Pm palermitani e di sottoporsi alla perizia calligrafica richiesta dai giudici. In molti, poi, hanno preferito non dire nulla i pm Dino Petralia e Claudia Ferrari che hanno condotto gli interrogatori sino a poche settimane fa.

"14 rinvii a giudizio per la firmopoli 5 stelle a Palermo". Le tesi accusatorie - scrivono Nuti, Di Vita e Mannino - si fondano sulle testimonianze di Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, le quali, avendone già dimostrato l'inattendibilità per marcate incongruenze, dovranno reggere nel processo. "Abbiamo agito nel nostro diritto e col dovere di tutelarci, collaborando con la magistratura cui abbiamo fornito elementi concreti che smontano le accuse di La Rocca e Ciaccio, i quali autosospendendosi hanno evitato provvedimenti disciplinari del Movimento".


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