L'origine dell'Alzheimer scoperta da ricercatori italiani

All'origine della malattia c'è invece la morte dell'area del cervello che produce la dopamina, un neurotrasmettitore coinvolto anche in motivazione e buonumore. Le prospettive che questo studio schiude sono molteplici. Per capire di più, andiamo per punti. Negli ultimi 20 anni i ricercatori si sono focalizzati sull'area da cui dipendono i meccanismi del ricordo, ritenendo che fosse la progressiva degenerazione delle cellule dell'ippocampo a causare l'Alzheimer.

I ricercatori italiani dell'Università Campus Bio-Medico di Roma, in collaborazione con la Fondazione IRCCS Santa Lucia e il CNR di Roma, hanno scoperto in uno studio pubblicato su Nature Communications quale potrebbe essere l'origine della malattia di Alzheimer che, ancora oggi, non è curabile. Mentre infatti l'area tegmentale ventrale trasmette dopamina all'ippocampo e al nucleo accumbens e, nel caso di un difetto di produzione, può danneggiare memoria e motivazione, la sostanza nera, un'altra area profonda del nostro cervello, produce dopamina e la rilascia principalmente al corpo striato, area del cervello coinvolta nel controllo del movimento, funzione che invece mostra peggioramenti al primo insorgere della malattia di Parkinson.

La morte di questi neuroni produttori di dopamina genera un effetto domino: la dopamina non arrivando all'ippocampo causa il "cortocircuito" che genera la perdita dei ricordi. Depressione e cambiamenti di umore rappresentano due campanelli d'allarme dell'inizio della malattia: poiché qualsiasi terapia per essere davvero efficace nei confronti dell'Alzheimer va intrapresa tempestivamente, è importante proseguire su questa strada per cominciare qualsiasi cura prima che la dopamina faccia la sua scomparsa definitiva dal cervello del malato (a quel punto i medicinali diventerebbero totalmente inefficaci).

Infortunio in allenamento. Rins rischia l'Argentina
Essendo però un osso particolarmente importante, come anticipato non è ancora certa la presenza di Rins in Argentina. Alex Rins a rischio per il Gp d'Argentina , seconda tappa del mondiale MotoGp.

Osservando gli effetti della L-Dopa (precursore della dopamina) e della selegilina (che contrasta la degradazione della dopamina) sui cervelli di alcuni topi, i ricercatori ne hanno osservato il ripristino delle funzioni della memoria. La dopamina è neurotrasmettitore tra l'altro collegato ai disturbi d'umore.

Questi risultati "confermano le osservazioni cliniche secondo cui, fin dalle primissime fasi di sviluppo dell'Alzheimer, accanto agli episodi di perdita di memoria i pazienti riferiscono un calo nell'interesse per le attività della vita, mancanza di appetito e del desiderio di prendersi cura di sé, fino ad arrivare alla depressione", afferma Marcello D'Amelio. Prende il nome da Alois Alzheimer, neurologo tedesco che nel 1907 notò segni particolari nel tessuto cerebrale di una donna che era morta in seguito a una insolita malattia mentale, evidenziando la presenza di agglomerati, poi definiti placche amiloidi, e di fasci di fibre aggrovigliate.

"Perdita di memoria e depressione - sottolinea D'Amelio - sono due facce della stessa medaglia". "Per cui, con la degenerazione dei neuroni dopaminergici, aumenta anche il rischio di perdita di iniziativa" ha spiegato il prof.


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