Erdogan, 'voto più democratico di tutti'

Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, nel suo primo discorso dopo la vittoria di misura (51,2%) del 'sì' al referendum sul presidenzialismo. Il si vince nelle aree rurali.

Istanbul, Ankara e Izmir, le tre principali città del paese, hanno votato no mentre le città di maggioranza curda, specialmente nel sud est del paese, hanno votato contro l'accrescimento delle prerogative del capo di Stato.

Ma è inutile stupirsi, il sentiero in realtà era già ampiamente tracciato sia prima del fallito - e mai del tutto chiarito - tentativo di colpo di Stato del luglio 2016, sia dopo: 44mila fra poliziotti, magistrati, accademici, giornalisti e politici attendono tuttora in cella la formalizzazione di accuse che contemplano in buona parte dei casi la condanna all'ergastolo, altri 103 mila sono sotto inchiesta, almeno 135 mila funzionari pubblici hanno perduto il posto di lavoro, anche le immunità parlamentari sono state rimosse e l'opposizione rischia ogni giorno l'accusa di terrorismo o di alto tradimento. Su quest'ultimo punto si è pronunciata con puntualità svizzera la Commissione elettorale turca, per la quale le schede sono valide anche se non timbrate. "Anzi, la Turchia potrebbe votare in un referendum la sospensione dei colloqui, se necessario". La drastica limitazione degli spazi concessi dal governo agli oppositori delle modifiche costituzionali ha probabilmente influito in maniera decisiva sull'esito del voto. Di fatto un potere a vita, visto che Recep Tayyip Erdogan "guida" il Paese dal 2002, prima come Premier e poi come Presidente della Repubblica. l'incarico di Premier verrebbe abolito, ci sarebbero due vicepresidenti, e i ministri, senza alcun potere reale, nominati e dimessi direttamente dal presidente.

Il voto all'estero. Sono 1.326.000 i turchi che dall'estero hanno partecipato al referendum.

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Un finale incredibile, simile al derby d'andata, finito 2-2 con la rete di Perisic al 92'. Nel Milan non c'è lo squalificato Pasalic , sostituito da Mati Fernandez .

Quella che già molti chiamano "Erdoganistan" è una Turchia che vive il periodo più difficile della sua storia recente. Il popolo di Erdogan festeggia in piazza e con i suoi leader. "La Turchia farà passi avanti avvicinandosi ai Paesi più sviluppati". In una nota congiunta la cancelliera Angela Merkel e il ministro degli Esteri Sigmar Gabriel hanno dichiarato che la Germania rispetta la volontà del popolo turco ma sottolineano anche che il presidente Recep Tayyip Erdogan ha "una grande responsabilità". Istanbul è la città dove Erdogan ha iniziato la sua scalata verso il potere. Inquietante è stata ad esempio la promessa di tenere un prossimo referendum sulla reintroduzione della pena di morte, abolita nel 2004. "È ovvio che con questo risultato la Turchia non possa entrare a far parte dell'Unione europea".

Tra di esse spicca l'abolizione della carica di primo ministro con il trasferimento del potere esecutivo al presidente. Uno dei primi atti annunciati sarà l'introduzione della pena di morte, l'ennesimo passo che allontanerà la Turchia dall'Europa. Grazie al successo, al contrario, il presidente turco avrà la possibilità di stabilizzare il paese con amplissimi poteri conferitigli da un processo "democratico".

Ora, non appena le autorità certificheranno definitivamente l'esito del referendum, e non c'è dubbio che nonostante proteste e sospetti ciò accada, nuovi scenari si apriranno per la Turchia dalle conseguenze in ogni caso imprevedibili. Se Erdogan, cioè, dovesse operare una nuova svolta e tornare ad allinearsi agli interessi europei e americani, soprattutto in Siria e nell'intera regione mediorientale, gli scrupoli "democratici" prodotti dal referendum costituzionale finiranno probabilmente col dissolversi in fretta.


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