Biotestamento, il paziente potrà abbandonare le terapie

L'emendamento del presidente della Commissione Affari Sociali, Mario Marazziti è passato a larghissima maggioranza: i voti a favore sono stati 360, 21 i contrari e due astenuti.

Il comma eliminato prescriveva che "Il rifiuto del trattamento sanitario indicato dal medico o la rinuncia al medesimo non possono comportare l'abbandono terapeutico. A tal fine, è sempre garantita un'appropriata terapia del dolore con il coinvolgimento del medico di medicina generale e l'erogazione delle cure palliative". In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente. Ma a fronte del divieto dell'accanimento terapeutico, il medico potrà appellarsi all'obiezione di coscienza e rifiutarsi di 'staccare la spina'.

Marazziti: "Con il mio emendamento, sì all'umanizzazione del morire, no al dolore e all'abbandono terapeutico, anche in caso di rifiuto delle cure". Il provvedimento sopprime il sesto comma del primo articolo del testo. Nel mirino "la questione dell'obiezione di coscienza per il medico che è stata di fatto stata inserita" con l'approvazione oggi di un emendamento della commissione che stabilisce che "il medico non ha obblighi professionali" a fronte delle richieste del paziente. "Quello che noi non abbiamo voluto fare è una scelta esplicita che preveda un meccanismo analogo a quello della legge 194, con gente che prima ancora di trovarsi davanti al caso concreto anticipa già quello che farà, elenchi di persone disponibili o non disponibili, perché quel sistema ha mostrato di avere grandi limiti e che quindi non voglio si riproduca".

In questo contesto è stato salvaguardato però anche l'operato del medico che, oltre a non essere responsabile delle conseguenze che derivano dal rifiuto del paziente a essere sottoposto a terapie, può rifiutarsi di "staccare la spina".

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Bocciato invece un emendamento centrista che mirava a consentire alle "istituzioni sanitarie private" di poter essere "esonerate da applicazioni non rispondenti alla carta dei valori su cui fondano i propri servizi".

Rimane fermo il diritto del malato di rivolgersi ad un altro medico nell'ambito della stessa struttura sanitaria e comunque di ottenere una "risposta attiva" da parte della struttura medesima, la quale, secondo il comma 10 dell'art 1 è obbligata a trovare una soluzione affinchè la volontà del paziente sia rispettata.

Il testo prescrive, inoltre, che "nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati".


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