Arrestato a Torino un marocchino: pianificava attentati in Italia

L'FBI aveva già individuato il soggetto per l'attività intensa sul network Zello e lo stesso individuo risultava come amministratore di un'altra chat chiamata Lo Stato del Califfato Islamico, localizzato nel nostro territorio. Dietro quello che loro consideravano come un figlio adottivo, secondo l'accusa si celava in realtà "un soggetto estremamente pericoloso" per "l'attività di proselitismo" e "l'incitamento ad azioni violente e letali". L'indagine è coordinata dalla procura di Torino.

I carabinieri del Ros di Torino hanno arrestato questo pomeriggio un 29enne marocchino, Mouner Elaoual, indiziato di associazione finalizzata al terrorismo internazionale e di istigazione a delinquere. Dalle intercettazioni anche telematiche del Ros è emerso che El Aoualera tra gli amministratori di alcune chatroom dell'applicativo "Zello", una delle quali denominata appunto "Lo Stato del Califfato Islamico", nelle quali promuoveva l'ideologia dell'Isis, diceva di essere portavoce dell'organizzazione terroristica e di aver giurato fedeltà al suo emiro, Abu Bakr Al-Baghdadi. Lui è il mio Califfo, perchè se lo è meritato. "Evviva Al Baghdadi, io giuro fedeltà a lui in tutte le situazioni", scriveva nel mese di febbraio.

Nel corso delle indagini, il terrorista ha più volte invitato i fedeli musulmani a unirsi all'Isis, facendo di esso un'apologia sfrenata, come quando si è augurato che gli eventuali traditori venissero "messi nello spiedino del kebab... arrostiti" o quando ha invitato i fratelli a fare il jihad "sgozzando con il coltello, bruciandoli e facendoli a pezzi e rendendo le loro vite impossibili". Il marocchino diffondeva consigli indirizzati dall'Is ai "lupi solitari" e ai "foreign terrorist fighters". Inoltre pubblicava materiale su tecniche di combattimento, di assassinio, di depistaggio dei controlli delle forze di polizia e sui comportamenti da tenere nei Paesi occidentali per diventare "invisibili".

Irregolare dal 2008 in Italia, a Torino aveva conquistato la fiducia di due italiani, madre e figlio che lo ospitavano da nove anni.

"All'interno di un'organizzazione particolarmente frastagliata ed articolata in tutto il mondo come Daesh - scrive il Gip nell'ordinanza - spesso sostenuta da elementi singoli che non hanno veri e propri legami con l'apparato direttivo centrale, la presenza di un 'promotore' qualificato, responsabile della propaganda e in grado di 'condividere' fonti ed informazioni ufficiali ed aggiornate, è fondamentale e di importanza pari a quella di un 'combattente'. Figura peraltro costantemente evocata e proposta dall'indagato, anche per sé stesso - conclude il giudice - in termini positivi ed eroici".


Popolare

COLLEGARE