Abusi G8 Bolzaneto, Governo e manifestanti patteggiano: 45mila euro a testa

A comunicarlo la Corte europea dei diritti umani in due decisioni in cui "prende atto della risoluzione amichevole tra le parti" e stabilisce di chiudere questi casi. E gli verserà 45 mila euro ciascuno per danni morali e materiali e spese processuali.

Inoltre, il governo predisporrà "corsi di formazione specifici sul rispetto dei diritti umani per gli appartenenti alle forze dell'ordine".

I sei ricorrenti che hanno accettato l'accordo sono Mauro Alfarano, Alessandra Battista, Marco Bistacchia, Anna De Florio, Gabriella Cinzia Grippaudo e Manuela Tangari. Lo ha reso noto la Corte europea per i Diritti umani.

G8 GENOVA, VIOLENZE CASERMA BOLZANETO: IL PROCESSO (OGGI 6 APRILE 2017) - Con la decisione del governo italiano di fare un pass indietro e ammettere le proprie colpe riguardo la vicenda del G8 a Genova, lo Stato ha di fatto confessato e riconosciuto "i casi di maltrattamenti simili a quelli subiti dagli interessati a Bolzaneto come anche l'assenza di leggi adeguate".

L'Italia riconosce le violazioni e gli abusi avvenuti durante il G8 di Genova, il 20 e 21 luglio del 2001, all'interno della caserma di Bolzaneto. Patrizio Gonnella, presidente dell'associazione 'Antigone' parla di una scelta epocale. "Ora si rispetti questo impegno e si approvi subito la legge contro la tortura". Le forze dell'ordine vennero accusate di violenze fisiche e psicologiche e di mancato rispetto dei diritti fondamentali, come quello di nominare un difensore.

Un passo avanti, ma non basta. "Noi, che non dimentichiamo, continueremo a batterci perché sia fatta sino in fondo verità e giustizia e che nell'ordinamento giuridico italiano sia riconosciuto il reato di tortura". Soddisfatto il procuratore aggiunto che indagò su Bolzaneto, Vittorio Ranieri Miniati, che ribadisce l'importanza di introdurre il reato di tortura, mentre Enrico Zucca, che coordinò le indagini sui pestaggi in caserma e alla scuola Diaz parla di "giorno positivo", ma sottolinea: "I disegni di legge in discussione si discostano dalla nozione di tortura accettata dalle convenzioni" e "non rispettano le indicazioni della Corte europea".


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