A Roma scoppia la guerra del riso

Sono già quasi un migliaio gli agricoltori e le mondine che hanno lasciato le risaie delle principali regioni di produzione, dalla Lombardia al Veneto, dall'Emilia al Piemonte, per manifestare a Roma con cartelli, striscioni e sacchi di riso.

Per questo, i numerosi risicoltori piemontesi, con la presidente della Coldiretti regionale Delia Revelli, il presidente di Coldiretti Vercelli e Biella con delega al settore risicolo Paolo Dellarole ed il Delegato Confederale Bruno Rivarossa, saranno a Roma per denunciare le speculazioni e gli inganni che mettono a rischio il primato dell'Italia in Europa, come dimostra il dossier "La guerra del riso", elaborato da Coldiretti, con le analisi e le proposte degli agricoltori italiani che saranno illustrate dal presidente Roberto Moncalvo.

Come spiega Coldiretti, la protesta si estende anche alle "condizioni di sfruttamento del lavoro, l'inquinamento ambientale e i rischi per la salute dei prodotti importati low cost dall'Oriente dove sono ammessi pesticidi vietati in Europa da decenni". Per combattere la concorrenza sleale gli agricoltori chiedono che ai prodotti importati vengano fatte rispettare le stesse regole di quelli nazionali che devono essere riconoscibili con un sistema trasparente di etichettatura di origine.

"Una grande vittoria per il riso italiano l'annuncio del ministro Martina di firmare con il collega dello Sviluppo economico Calenda, il decreto per sperimentare in Italia l'origine dei prodotti a base di riso nell'etichetta". "Occorrono 3 chili di risone per comperare un caffè", dicono gli agricoltori, in attesa dell'incontro di settore con il ministro Martina dal quale sono attese importanti novità. Oggi, infatti, un pacco di riso su quattro venduto in Italia contiene prodotto straniero all'insaputa dei consumatori. Questa pressione sui prezzi ha determinato un crollo del valore del riso tricolore, ricordiamo che l'Italia da sola produce circa il 50 per cento del riso europeo.

Sotto accusa l'introduzione da parte dell'Ue del sistema tariffario agevolato a dazio zero per i Paesi che operano in regime Eba, che ha fatto lievitare le importazioni passate in meno di 10 anni dal 35% al 68%. Ma i prezzi dalla risaia alla tavola aumentano di 5 volte: il risone italiano da dicembre è crollato del 33,4%, mentre sugli scaffali è rimasto stabile, con un danno per i consumatori e per i produttori che hanno subito perdite per 115 milioni di euro nell'ultimo anno.

"Il riso made in Italy - conclude il presidente nazionale di Coldiretti, Roberto Moncalvo - è una realtà da primato per qualità, tipicità e sostenibilità che va difesa con l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza, con il blocco delle importazioni da Paesi che non rispettano le stesse normative vigenti in Italia e con l'avvio di accordi di filiera e di formule assicurative sui ricavi a difesa del reddito".


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