Olanda al voto. Exit poll: in testa il premier liberale uscente Rutte

I 12,8 milioni di olandesi sono chiamati ad eleggere il nuovo premier, in campo ci sono il leader dell'estrema destra anti-islam Geert Wilders, dato in calo dai sondaggi, e il primo ministro uscente Mark Rutte. Alla vigilia dei test elettorali in Francia e Germania, l'Europa tira un sospiro di sollievo. L'onere di formare un governo toccherebbe allora ancora una volta al Vdd, Partito per la libertà e la democrazia del premier uscente Mark Rutte, forte dei sui successi macro economici, che nella frammentata politica olandese che si basa su un sistema di voto proporzionale sarebbe a capo di una coalizione latamente liberale. Lo stesso Klaver, parlando al pubblico in un meeting all'Università di Leiden (già il luogo dell'incontro fa intuire l'elettorato giovane di riferimento del partito) ha offerto "speranza e cambiamento", affermando di voltare le spalle alla "santa trinità" dei mercati, della crescita economica e del contenimento dello Stato, per sostituirla con "empatia, uguaglianza economica e attenzione ai problemi dell'ambiente". Ricordiamo che le previsioni per il pil dell'Olanda di quest'anno sono al 2,1 per cento, la disoccupazione è tra i livelli più bassi in Europa, le previsioni sono intorno al 5,2 per cento. Le stesse parole durissime pronunciate dal leader del Partito per la Libertà contro l'Islam nei giorni delle tensioni con Ankara - "Maometto è un signore della guerra e un pedofilo", "L'Islam è la più grande minaccia per i paesi Bassi". Lo vedo come una possibilità di assoluto confronto. Da tempo gli analisti hanno avvertito sul pericolo politico derivante da una serie di scadenze elettorali che caratterizzeranno il Vecchio Continente per i prossimi mesi ma che potranno condizionare la vita e il futuro dell'euro per i prossimi 4/6 anni.

Problemi gli ha dato anche l'accordo di associazione dell'Unione europea con l'Ucraina, respinto dal 60% degli olandesi in un referendum celebrato ad aprile del 2016. Sicuramente ci sono fasce fragili e impoverite della popolazione, anche a causa di questi flussi migratori importanti, però d'altra parte abbiamo una società che meglio di altre è stata capace di rispondere a questi problemi. Uno stop rinfrancherebbe non solo i partiti di sinistra ma tutte le forze politiche con non sono solo 'contro' e che comunque non si riconoscono nella formula 'no Europa, no euro, no immigrati'. Questo non rappresenta di per sé un problema.


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