Istat: disoccupazione 2016 cala a 11,7%

Inoltre "un elemento rilevante nel 2016 è costituto dalla diminuzione degli inattivi di circa 410 mila unità". Le statistiche indicano infatti come nel 2016 le forze lavoro (pari alla somma tra occupati e persone in cerca di occupazione) della provincia siano state intorno a 411mila, in crescita rispetto al 2015.

In Friuli Venezia Giulia, nel quarto trimestre del 2016, secondo le stime dell'Istat il numero di occupati si è attestato a 501.300 unità, 7.300 in più rispetto allo stesso periodo del 2015 (+1,5%). L'aumento coinvolge, oltre agli over 50. Con l'aumento registrato nel 2016 di 293.000 unità il 2016 ha riportato l'occupazione sopra i livelli 2009. Dati più contrastati su base trimestrale. Per il secondo anno consecutivo cresce il lavoro a tempo pieno (+183 mila; +1%); continua ininterrottamente dal 2010 la crescita del tempo parziale, che nel 2016 è quasi esclusivamente di tipo volontario con la conseguente diminuzione dell'incidenza del part time involontario sul totale del lavoro a tempo parziale (62,6%, -1,3 punti). Tutto può finire per apparire spettacolare. A cio' corrisponde il calo del tasso di disoccupazione di 0,2 punti.

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Comprese le opere di urbanizzazione, il costo totale del progetto del nuovo impianto sarà di circa 420 milioni . Non resta altro, dunque, che attendere notizie dal resto d'Italia , oppure addirittura dall'Europa e dal Mondo.

Media di occupati più alta dal 2013 - Nel 2016 la media degli occupati è stata di 22.758.000, al livello più alto dall'inizio della crisi economica. I disoccupati crescono sull'anno di 108.000 unità arrivando a quota 3.077.000 mentre gli occupati sono 22.827.000 (dati destagionalizzati). Il tasso d'occupazione sale al 57,2% (+0,9 punti). Il lavoro è la scommessa mancata. A rivelarlo è ancora una volta l'Istat, che fa notare come nel 2008 gli occupati furono 23.090.000, mentre nel 2009 il numero scese a 22.699.000 unità. Hanno puntato tutti sull'onnipotenza del mercato e hanno perduto. La realtà è che in questo paese è da decenni che non si organizzano politiche per l'occupazione basate sugli investimenti, cioè sull'unica medicina in grado di garantire una guarigione stabile. E il conto di questa sconfitta lo pagano gli italiani, senza lavoro o alla ricerca di lavoro o paralizzati dalla paura di perdere il lavoro.


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