Epatite C, sì ad acquisto farmaco all'estero per uso personale

A chiarire il senso del provvedimento è lo stesso ministro: "Nelle ultime settimane - spiega - abbiamo avuto molte segnalazioni su farmaci che regolarmente importati da pazienti italiani per esigenze personali di cura venivano bloccati in Dogana, anche se si trattava di farmaci legalmente autorizzati in un Paese estero, sebbene non autorizzati in Italia". Ma "la mancanza di una valida alternativa terapeutica" può ricorrere - precisa ora la circolare - anche quando l'accesso al farmaco è ostacolato dal prezzo troppo alto. E la circolare firmata dalla Lorenzin fissa anche cosa debba intendersi per "mancanza di una valida alternativa terapeutica": quando "il medicinale del quale si chiede l'importazione, pur in presenza di analogo medicinale regolarmente autorizzato in Italia, presenti un diverso dosaggio di principio attivo, una diversa via di somministrazione, eccipienti diversi o una diversa formulazione di principi attivi". Sulla questione, come si ricorderà, era intervenuto anche il Tribunale di Roma, che lo scorso 2 settembre, con una propria ordinanza, aveva accolto il ricorso di un cittadino e disposto che farmaco anti-epatite made in India, bloccato a giugno alla dogana di Ciampino, fosse restituito al paziente italiano che l'aveva ordinato.

"Il ministero della Salute viene finalmente sulle nostre posizioni e dà il via libera all'importazione di farmaci innovativi, compresi quelli per la cura dell'epatite C, destinati a uso personale". Che siano ad uso personale del paziente e con "l'assunzione di responsabilità da parte del medico curante". Il ministero, con le sue istruzioni operative, fa chiarezza dunque sui diversi casi in cui l'import è consentito. Infatti, "nessun medicinale può essere commercializzato in Italia senza aver ottenuto un'autorizzazione dell'Aifa o un'autorizzazione a livello comunitario".

In particolare, il medico curante che ritenga opportuno sottoporre il paziente ad un trattamento con un medicinale regolarmente autorizzato in un Paese estero, ma non in Italia, è tenuto a inviare al Ministero apposita documentazione.

Le deroghe del ministro Lorenzin sono, nello specifico, riferite ai "medicinali posti regolarmente in vendita all'estero ma non autorizzati all'immissione in commercio sul territorio nazionale, spediti dall'estero su richiesta del medico curante", oppure "medicinali regolarmente registrati in Paesi esteri, che vengono personalmente portati dal viaggiatore al momento dell'ingresso nel territorio nazionale, purché destinati a uso personale per un trattamento terapeutico non superiore a 30 giorni".


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