Elezioni Olanda, la destra non sfonda. I liberali rimangono in sella

Secondo una classifica Onu 2013, gli olandesi sono il settimo popolo più felice del mondo: un dato che non deve essere evidentemente cambiato, considerata l'altissima partecipazione dei cittadini al voto (oltre l'80%) e il basso tasso di disoccupazione, che rende l'Olanda una delle note più positive di una Europa che non può più tuttavia attendere verdetti elettorali all'insegna della speranza. Secondo motivo: durante la campagna elettorale sia il partito di Marke Rutte che le altre formazioni moderate, allo scopo di prosciugare il bacino di consenso del Pvv, hanno proposto soluzioni forti, in particolare sullo stop all'accoglienza degli immigrati che, in Olanda, rappresenta il tema sensibile per eccellenza.

L'OLANDA va alle urne in massa - l'affluenza passa dal 74.6% all'82% - e dice un netto no ai populisti xenofobi di Geert Wilders, che non sfondano e sfoderano un risultato superiore al 2012 ma inferiore a quello del 2010, piazzandosi alla pari con altri tre partiti.

Il risultato delle elezioni olandesi era visto come il primo banco di prova per l'ascesa del populismo all'interno degli Stati membri dell'Unione Europea, dopo il referendum Brexit nel Regno Unito lo scorso giugno e la vittoria a sorpresa di Donald Trump alle Elezioni USA 2016.

Nei sondaggi il Pvv rischia di essere scavalcato dai democristiani del Cda (al 13%, con 18-20 seggi) di Sybrand Buma e dai centristi del 'D66' liberal-progressisti (al 12%, con 17-19 eletti) di Alexander Pechtold. Pur uscendo dalle elezioni di ieri come primo partito, il Vvd ha perso 8 dei 41 seggi di cui disponeva, mentre i laburisti hanno subito un tracollo, scendendo da 38 a 9 seggi! "Rutte non mi ha tolto di mezzo", ha twittato Geert, che non si arrende. E a questo punto la coalizione si dovrebbe formare tra i liberali di Rutte, che verrebbe riconfermato premier, i cristiani democratici e i progressisti del D66, che vengono reputati fortemente a favore dell'Europa. Il premier avrà quindi bisogno di almeno tre alleati per raggiungere la maggioranza. Una Europa che ha bisogno di rilanciarsi, sì. In Olanda la Vdd, partito di radici liberal-conservatrici ha negoziato l'accordo di governo con il Partito del Lavoro (Partij van de Arbeid, PvdA) di espressione socialdemocratica, aderente al gruppo del Pse.

E sollievo si percepisce anche nelle parole del ministro degli Esteri francese, Jean-Marc Ayrault, che ha fatto le "congratulazioni agli olandesi per aver frenato la crescita dell'estrema destra". Wilders, dal canto suo, attacca: "Abbiamo guadagnato seggi, il primo obiettivo è raggiunto". Ma perchè le elezioni in Olanda spaventano i mercati? E allora ci si consola col fatto che Geert Wilders, il leader populista, xenofobo e anti-islamico, viene fermato sulla soglia del potere. Gentiloni chiama ora "all'impegno comune per cambiare e rilanciare l'Unione", gli indici di Borsa s'impennano. È evidente che nessuno possa sperare di governare in autonomia, e questo mette i populisti in una posizione difficile, anche a seguito di una eventuale vittoria.

I mercati hanno accolto bene le due notizie, con Wall Street che ha messo a segno la miglior seduta delle ultime due settimane e con l'Europa che sta aggiornando i massimi di periodo.


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