Terremoto in Centro Italia, danni e costi superano i 23 miliardi

Oltre 23 miliardi di euro, questa la stima dei danni causati dal sisma che ha flagellato dal 24 agosto scorso l'Italia centrale.

Secondo la stima della Protezione civile, i danni relativi agli edifici privati e a quelli pubblici ammontano (rispettivamente) a 12,9 miliardi e 1,1 miliardi di euro. Le stime considerano anche le integrazioni arrivate dalle Regioni dopo la scossa del 18 gennaio con epicentro presso Montereale, in provincia dell'Aquila, con quattro scosse superiori a magnitudo 5 con la più forte di 5.4. Con le nuove scosse di dicembre e gennaio, però, vi è stato un notevole aggravamento, e per questo si è proceduto ad un'integrazione del fascicolo, rinviato nuovamente a Bruxelles.

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I danni diretti e i costi della prima emergenza sono stati così ricalcolati e risultano pari a 16miliardi e 470 milioni di euro circa, di cui 8 miliardi si riferiscono ai danni agli edifici privati e 750 milioni agli edifici pubblici. Già allora la Commissione aveva concesso l'anticipo massimo sul contributo finanziario del Fondo, 30 milioni. Rispetto alla prima versione del dossier, è stato rilevato anche un incremento dei danni al patrimonio culturale: da 541 milioni di euro 2 miliardi e 500 milioni di euro.

Tra le richieste avanzate per poter permettere la ripresa dell'economia locale c'è quella dell'istituzione per almeno cinque anni di una no tax area individuata da Alessandro Di Venenzio, presidente di Unindustria Rieti: "Misure eccezionali per situazioni eccezionali". A questi si aggiungono i costi per gli alloggi provvisori e i servizi di soccorso nonché per la messa in sicurezza delle infrastrutture di prevenzione e per la protezione del patrimonio culturale e il ripristino delle zone danneggiate. "Le uniche che possono davvero arrestare il progressivo spopolamento delle aree colpite dal sisma". La proposta è di istituire un "no tax area". Ne servirebbero almeno cinque. "A migliorare la situazione economica hanno contribuito le riforme strutturali, le politiche monetarie e di bilancio accomodanti e i prezzi contenuti delle materie prime", sottolinea l'organizzazione di Parigi che promuove il Jobs act definendolo "parte di un ampio e ambizioso programma di riforme strutturali" che, insieme agli esoneri dai contributi sociali "hanno concorso a migliorare il mercato del lavoro e aumentare l'occupazione".


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