Domani la direzione Pd, Renzi sarebbe pronto alle dimissioni

E dimenticando anche che a bagnomaria ci si è messo da solo perché in un referendum il 40 per cento che lui si intesta nella totalità con un'evidente forzatura, non è la maggioranza. Da qui, dicono i suoi, nasce la convinzione che si dovrebbe andare a elezioni a giugno, dopo primarie di coalizione e dunque con una legge elettorale ad hoc.

Renzi pronto alle dimissioni - Da giorni infatti sul partito incombe l'ipotesi della scissione se non si troverà un punto sulle posizioni finora inconciliabili, del segretario, che vorrebbe andare al voto subito, e della minoranza che chiede invece che si voti nel 2018 e si vada al congresso nei tempi stabiliti, a dicembre, o al massimo a giugno come proposto da Pier Luigi Bersani. Sabbie mobili appena un po' consolidate dall'emergenza terremoto e da quella migranti.

Su tale vicenda entra a gamba tesa il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, parlando coi giornalisti a margine di una iniziativa della sinistra Pd al circolo di San Bartolo a Cintoia a Firenze: "Ma non ci si puo' far prendere per il culo con due mesi di congresso". Semmai limitando al minimo la sofferenza del Paese che è in difficoltà già da molto tempo e che certo non è stato guarito dallo statista di Rignano.

"Finiamola con polemiche inutili che non fanno bene al Pd, si è superato il livello di guardia". Quest'ultimo ha una sola maniera per onorare questo impegno: dimostrare finalmente di non essere semplicemente il clone di Renzi.


Popolare

COLLEGARE