Beppe Grillo in Tribunale a Napoli il 16 marzo

Un'interpretazione ambigua, o per lo meno allusiva, dunque, quella data dai giornalisti che, guarda caso, sarebbero gli stessi segnalati da Di Maio all'Ordine dei giornalisti per lo scandalo delle polizze su Virginia Raggi. In tali chat emergerebbe chiaramente come Di Maio non abbia incontrato l'ex capo di gabinetto, il 6 luglio scorso, per parlare del suo licenziamento (come da lui sostenuto). Stando però ai contenuti degli sms risulterebbe il contrario. A Di Maio, si legge ancora nella chat, la sindaca di Roma replica: "Pignatone mi risponderà quanto prima, l'elenco conteneva una prima tranche da 20 nominativi".

Gli articoli sull'sms nel quale Luigi Di Maio definisce Raffaele Marra "servitore dello Stato" innescano un nuovo durissimo scontro tra M5s e la stampa. "Sui miei, il Movimento fa accertamenti ogni mese. L'importante è non trovare nulla". Il che non significherebbe proprio volerlo cacciare. Per fortuna che il Vicepresidente della Camera sosteneva di essersi opposto a Marra, scaricando tutta la responsabilità sulla Raggi. Così il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio ospite di Uno Mattina a proposito dei recenti scandali che hanno travolto l'amministrazione capitolina. Quello pubblicato da Repubblica invece è il testo dei messaggi presenti nella memoria del telefonino di Raffaele Marra: si tratta della selezione delle frasi di Di Maio che Virginia Raggi ha inoltrato a Marra.

Da notare che l'incontro fra Grillo, Baldissoni e Parnasi è avvenuto lontano da occhi indiscreti in un luogo di importanza non secondaria per la squadra romana, ovvero nella sede dello Studio Tonucci & Partners, a piazza del Popolo. È stato Di Maio a dire due cose diverse al diretto interessato e alla sindaca?

È l'incontro in cui Di Maio sostiene di avergli detto di non avere la fiducia del movimento: allora perché Marra scrive che è andato bene tanto da essere "la svolta" nei rapporti con il movimento? La domanda è "Cui prodest?", ha attaccato il leader M5S, pubblicando l'immagine del messaggio integrale di Di Maio a Raggi ribadendo ai cronisti l'accusa di aver "omesso di verificarne la veridicità, come la loro deontologia professionale richiederebbe". "La faccenda è di una gravità inaudita perché quello che hanno scritto è falso, fuorviante e non verificato", questo il post sotto il titolo: "Giornalismo killer, la misura è colma". Di Maio si è quindi rivolto ai direttori che hanno autorizzato la pubblicazione "di certi articoli e di certi titoli", chiedendo che si scusino, altrimenti partiranno "querele per centinaia di migliaia di euro verso questi giornali".


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