Salone del libro lascia Torino per Milano, l'Aie esce dalla Fondazione

E se a Milano si parla di un progetto di fiera itinerante, come vien fuori dall'articolo, la prima tappa non poteva continuare a essere Torino? A questo punto e lo dico con toni meno sgradevoli dei suoi, la sfida è accettata: noi ora ci prendiamo il tempo strettamente necessario per elaborare un progetto innovativo con le diverse personalità che, a cominciare da Massimo Bray, hanno dato la loro disponibilità. Ma erano evidentemente troppi gli errori del passato che hanno portato a questa situazione.

"Pensiamo - ha concluso l'ad - di arrivare a break even dalla terza edizione".(ANSA). Storia vecchia, dunque. Ma a Milano ci sono già Book City, Book Pride e la Milanesiana: non bastano? A poche ore dalla riunione che si è chiusa con 17 voti per Milano e solo 7 per Torino i cinguettii si susseguono sul social network a colpi di hashtag e ironia. "L'amministrazione e la fondazione di Torino decidano di fare quello che vuole", ha spiegato il presidente dell'Aie Federico Motta con riferimento alla scelta di celebrare comunque nel 2017 il trentennale del Salone internazionale.

Milano è pronto alla sfida con Torino: cinque giorni di festa a maggio.

Circa 400 espositori, più di 100.000 visitatori, un milione di Euro spesi per il marketing e la promozione, perdita iniziale non inferiore a 500.000 Euro (ma potrebbe arrivare ad un milione): questi i numeri ipotizzati per la (possibile) Fiera del Libro nell'area espositiva di Rho-Pero. Motivo? Dai vertici Aie fanno sapere che il calendario fieristico di Milano non offriva alternative. Di tutto insomma aveva bisogno il mondo italiano del libro tranne che di una incomprensibile (e nel migliore dei casi inutile) diatriba sulla sede del Salone. Nel capoluogo sabaudo la kermesse nel 2017 si terrà regolarmente (guarda caso nelle stesse date dell'evento di Rho-Pero) e recentemente il Comune di Torino ha rinnovato ancora per tre anni il contratto con Gi Events, la Società francese che organizza e gestisce il Salone. Così ha detto la sindaca di Torino, Chiara Appendino.


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